Il percorso che ha portato la Nazionale Italiana di Pallavolo Femminile, allenata da Julio Velasco, a vincere la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Parigi e ad entrare così nella leggenda della pallavolo mondiale.
Archivio Autore: admin
Nel centenario della prima vittoria di un italiano al Tour de France, Rai Sport celebra Ottavio Bottecchia. Semisconosciuto in Italia, ormai 28 enne, il ciclista veneto-friulano compie un’impresa rimasta storica, in soli tre anni: nel 1923 arriva secondo e poi, nel 1924 e nel 1925, vince la più famosa e la più dura corsa a tappe del mondo, la Grande Boucle.
Girato nell’arco di dieci anni, On The Line esplora le carriere di tre pugili professionisti – Will “Power” Rosinsky, Danny “The Miracle Man” Jacobs e Patrick “All” Day – mentre lottano per diventare campioni del mondo nello “sport più spietato di tutti”. Ambientato nella cruda cornice di New York City, con la sua leggendaria storia e cultura pugilistica, il film segue Danny, Will e Patrick dai loro esordi come campioni della scena dilettantistica fino alla loro inarrestabile scalata verso i ranghi professionisti.
Mentre molti documentari si concentrano sul fascino del mondo del pugilato e sui premi milionari contesi dall’1% dei pugili più forti, On The Line racconta una storia più seria, incentrata sulla realtà del pugilato professionistico e sul prezzo che gli atleti pagano per inseguire i propri sogni. In definitiva, questo non è solo un documentario sulla boxe; è uno studio sulla natura umana e sui suoi limiti.
Nothing But Blue è un cortometraggio di 16 minuti sul surfista olimpico tedesco Tim Elter e sulla sua passione incondizionata per una delle forme di surf più estreme e primordiali: il tubing.
Lontano dalla frenesia delle competizioni, il film si snoda come un ritratto visivamente sorprendente ed emotivamente profondo di un giovane atleta eccezionale, costantemente disposto a spingersi oltre i propri limiti fisici e mentali.
Il ventunenne Tim offre spunti sinceri e intimi sul suo mondo interiore: parla di cosa significhi inseguire onde gigantesche, di come affronta la frustrazione e la pressione mentale, di cosa gli ha insegnato un grave infortunio e della sua paradossale dipendenza dal pericolo.
Il momento centrale del film è un viaggio improvvisato in Irlanda, dove Tim affronta la famigerata onda “Aileen’s”: selvaggia, imprevedibile, selvaggia e di una bellezza mozzafiato.
NOTHING BUT BLUE è molto più di un classico film di surf: è un’esplorazione cinematografica dell’equilibrio esistenziale tra rischio e libertà, controllo e resa, portata avanti da una telecamera eccezionalmente intima che documenta la ricerca di un giovane di significato, profondità ed equilibrio. Il film rivela un lato di Tim che pochi hanno visto: quello di un giovane vulnerabile che, tra tutti i luoghi, trova la sua pace più profonda e la sua gioia più autentica nell’occhio del ciclone.
Volare e cavalcare: l’avventura alpina per eccellenza di Géraldine Fasnacht
Negli ultimi tre anni, la rinomata atleta e pioniera Géraldine Fasnacht ha lavorato a un progetto di portata eccezionale: scalare il versante nord-ovest del Nordend, un ripido pendio di 55 gradi che culmina a 4.608 metri. Raramente praticabile a causa delle sue condizioni estreme, questo pendio è ghiacciato praticamente tutto l’anno e raramente è in condizioni di discesa. Géraldine ha scelto di accedervi via aerea a bordo del suo ultraleggero, Roméo, unendo le sue passioni per lo snowboard, l’aviazione e l’esplorazione delle linee più belle delle Alpi. Questa sfida unica richiede una padronanza assoluta del pilotaggio ad alta quota e una conoscenza approfondita delle condizioni alpine.
Il 13 giugno 2024, dopo tre anni di osservazione e attesa delle condizioni perfette, Géraldine ha colto l’occasione al volo. Ha compiuto un’impresa senza precedenti: effettuare l’atterraggio più alto delle Alpi a 4.200 metri su un ghiacciaio disseminato di crepacci. Questa impresa tecnica segna il punto di partenza di una straordinaria sequenza di eventi: scalare la parete nord-ovest del Nordend prima di ripartire in volo.
Questo progetto è il risultato di una meticolosa preparazione fisica, mentale e tecnica, e di una meticolosa conoscenza di ogni parametro – dai venti mutevoli alla qualità della neve – analizzata per superare i limiti e calcolare i rischi.
“Volare e sciare sono il mio modo di esprimermi. Per un breve istante, sono tutt’uno con gli elementi”, confida Géraldine. Un’avventura emblematica del suo spirito pionieristico, che continua a ispirare e ridefinire le possibilità della montagna.
“Nisciunu est a fora ‘e su giogu” (“Nessuno è fuori gioco”) è il titolo del documentario in lingua sarda di Simone Ruggiu che racconta l’iniziativa che ha visto protagonisti gli atleti della società Millesport, che accoglie atleti con e senza disabilità intellettive, e i dipendenti della Sede Rai di Cagliari, impegnati una giornata all’insegna dello sport inclusivo. All’iniziativa hanno partecipato anche il giocatore del Cagliari Leonardo Pavoletti, gli atleti del Cus Cagliari di volley, l’apneista Chiara Obino, la direttrice della sede Rai della Sardegna Carmen Botti e la cantante Claudia Aru. Con un saluto della ministra per le disabilità Alessandra Locatelli. “Nisciunu est a fora ‘e su giogu” è un documentario prodotto dalla sede Rai della Sardegna a cura di Vito Biolchini.
Nino è un ragazzino di circa dodici anni, senza padre e con una madre assente, che si prende cura di suo fratello Marco, un bambino autistico. A scuola subisce il bullismo da parte di alcuni compagni, fino a quando un’insegnante non scopre qualcosa che li metterà di fronte alla loro coscienza. Il cortometraggio ha una durata di 10 minuti e 47 secondi, e partecipa al concorso dei cortometraggi 2025 dei Premi David di Donatello.
Questo non è un documentario sul ciclismo. È la storia di un uomo che è diventato una leggenda. La dura trasformazione di un ragazzino di un piccolo paese in un ciclista professionista internazionale. Uno sportivo unico che si è evoluto in un rispettato campione mondiale. Un idolo che i critici volevano rovesciare dal suo piedistallo conquistato a fatica. Quanto sei disposto a soffrire per il tuo sport? Quanti colpi puoi incassare prima di cedere? Eddy Merckx ci racconta la storia dell’ascesa e del declino del più grande ciclista di tutti i tempi.
Dopo la chiusura del Glasgow Film Festival 2025 e girato nel periodo che precede Euro 2024, Make It To Munich segue Ethan Walker, un promettente calciatore adolescente dell’Aberdeenshire che, a pochi mesi dall’inizio di una borsa di studio per il calcio presso la New York State University, subisce ferite potenzialmente letali (tra cui fratture multiple, due emorragie cerebrali e la completa lussazione del ginocchio destro) in un incidente stradale. Aiutato nella sua guarigione dal pioniere della chirurgia di Glasgow (ed ex calciatore dei Rangers, ingaggiato da Graeme Souness e che ha lavorato con Ally McCoist), il professor Gordon Mackay, Ethan decide di pedalare da Hampden a Monaco per la partita d’apertura della Scozia contro la Germania a Euro 2024, appena nove mesi dopo l’incidente. Incaricato dalla nazionale scozzese di trasportare il gagliardetto della partita sulle spalle per l’intero viaggio e di consegnarlo in tempo per il calcio d’inizio, Ethan è accompagnato in questa epica impresa da Gordon, dal soldato semplice dell’esercito scozzese Stephen Collie e dallo stesso Martyn (regista). “Make It To Munich” è una storia edificante sulla forza di volontà umana, l’ingegno scientifico e la discutibile saggezza di girare un film con una mano mentre l’altra afferra il manubrio per una pedalata di 1200 chilometri.
Benny perde il lavoro, inizia una storia d’amore destinata a finire male con la sua coinquilina Laura e forma una squadra di football della Sunday League. Tutto questo nel tentativo di evitare di andare avanti nella vita.










