Archivio Tag: 45^ edizione

Nothing But Blue

Nothing But Blue

Nothing But Blue è un cortometraggio di 16 minuti sul surfista olimpico tedesco Tim Elter e sulla sua passione incondizionata per una delle forme di surf più estreme e primordiali: il tubing.

Lontano dalla frenesia delle competizioni, il film si snoda come un ritratto visivamente sorprendente ed emotivamente profondo di un giovane atleta eccezionale, costantemente disposto a spingersi oltre i propri limiti fisici e mentali.
Il ventunenne Tim offre spunti sinceri e intimi sul suo mondo interiore: parla di cosa significhi inseguire onde gigantesche, di come affronta la frustrazione e la pressione mentale, di cosa gli ha insegnato un grave infortunio e della sua paradossale dipendenza dal pericolo.
Il momento centrale del film è un viaggio improvvisato in Irlanda, dove Tim affronta la famigerata onda “Aileen’s”: selvaggia, imprevedibile, selvaggia e di una bellezza mozzafiato.

NOTHING BUT BLUE è molto più di un classico film di surf: è un’esplorazione cinematografica dell’equilibrio esistenziale tra rischio e libertà, controllo e resa, portata avanti da una telecamera eccezionalmente intima che documenta la ricerca di un giovane di significato, profondità ed equilibrio. Il film rivela un lato di Tim che pochi hanno visto: quello di un giovane vulnerabile che, tra tutti i luoghi, trova la sua pace più profonda e la sua gioia più autentica nell’occhio del ciclone.

Nordend – Dreaming Beyond Limits

Nordend - Dreaming Beyond Limits

Volare e cavalcare: l’avventura alpina per eccellenza di Géraldine Fasnacht
Negli ultimi tre anni, la rinomata atleta e pioniera Géraldine Fasnacht ha lavorato a un progetto di portata eccezionale: scalare il versante nord-ovest del Nordend, un ripido pendio di 55 gradi che culmina a 4.608 metri. Raramente praticabile a causa delle sue condizioni estreme, questo pendio è ghiacciato praticamente tutto l’anno e raramente è in condizioni di discesa. Géraldine ha scelto di accedervi via aerea a bordo del suo ultraleggero, Roméo, unendo le sue passioni per lo snowboard, l’aviazione e l’esplorazione delle linee più belle delle Alpi. Questa sfida unica richiede una padronanza assoluta del pilotaggio ad alta quota e una conoscenza approfondita delle condizioni alpine.

Il 13 giugno 2024, dopo tre anni di osservazione e attesa delle condizioni perfette, Géraldine ha colto l’occasione al volo. Ha compiuto un’impresa senza precedenti: effettuare l’atterraggio più alto delle Alpi a 4.200 metri su un ghiacciaio disseminato di crepacci. Questa impresa tecnica segna il punto di partenza di una straordinaria sequenza di eventi: scalare la parete nord-ovest del Nordend prima di ripartire in volo.

Questo progetto è il risultato di una meticolosa preparazione fisica, mentale e tecnica, e di una meticolosa conoscenza di ogni parametro – dai venti mutevoli alla qualità della neve – analizzata per superare i limiti e calcolare i rischi.

“Volare e sciare sono il mio modo di esprimermi. Per un breve istante, sono tutt’uno con gli elementi”, confida Géraldine. Un’avventura emblematica del suo spirito pionieristico, che continua a ispirare e ridefinire le possibilità della montagna.

Nisciunu est a fora e su giogu

Nisciunu est a fora e su giogu

“Nisciunu est a fora ‘e su giogu” (“Nessuno è fuori gioco”) è il titolo del documentario in lingua sarda di Simone Ruggiu che racconta l’iniziativa che ha visto protagonisti gli atleti della società Millesport, che accoglie atleti con e senza disabilità intellettive, e i dipendenti della Sede Rai di Cagliari, impegnati una giornata all’insegna dello sport inclusivo. All’iniziativa hanno partecipato anche il giocatore del Cagliari Leonardo Pavoletti, gli atleti del Cus Cagliari di volley, l’apneista Chiara Obino, la direttrice della sede Rai della Sardegna Carmen Botti e la cantante Claudia Aru. Con un saluto della ministra per le disabilità Alessandra Locatelli. “Nisciunu est a fora ‘e su giogu” è un documentario prodotto dalla sede Rai della Sardegna a cura di Vito Biolchini.

Ninò

Ninò

Nino è un ragazzino di circa dodici anni, senza padre e con una madre assente, che si prende cura di suo fratello Marco, un bambino autistico. A scuola subisce il bullismo da parte di alcuni compagni, fino a quando un’insegnante non scopre qualcosa che li metterà di fronte alla loro coscienza. Il cortometraggio ha una durata di 10 minuti e 47 secondi, e partecipa al concorso dei cortometraggi 2025 dei Premi David di Donatello.

Merckx

Merckx

Questo non è un documentario sul ciclismo. È la storia di un uomo che è diventato una leggenda. La dura trasformazione di un ragazzino di un piccolo paese in un ciclista professionista internazionale. Uno sportivo unico che si è evoluto in un rispettato campione mondiale. Un idolo che i critici volevano rovesciare dal suo piedistallo conquistato a fatica. Quanto sei disposto a soffrire per il tuo sport? Quanti colpi puoi incassare prima di cedere? Eddy Merckx ci racconta la storia dell’ascesa e del declino del più grande ciclista di tutti i tempi.

Make it to Munich

Make it to Munich

Dopo la chiusura del Glasgow Film Festival 2025 e girato nel periodo che precede Euro 2024, Make It To Munich segue Ethan Walker, un promettente calciatore adolescente dell’Aberdeenshire che, a pochi mesi dall’inizio di una borsa di studio per il calcio presso la New York State University, subisce ferite potenzialmente letali (tra cui fratture multiple, due emorragie cerebrali e la completa lussazione del ginocchio destro) in un incidente stradale. Aiutato nella sua guarigione dal pioniere della chirurgia di Glasgow (ed ex calciatore dei Rangers, ingaggiato da Graeme Souness e che ha lavorato con Ally McCoist), il professor Gordon Mackay, Ethan decide di pedalare da Hampden a Monaco per la partita d’apertura della Scozia contro la Germania a Euro 2024, appena nove mesi dopo l’incidente. Incaricato dalla nazionale scozzese di trasportare il gagliardetto della partita sulle spalle per l’intero viaggio e di consegnarlo in tempo per il calcio d’inizio, Ethan è accompagnato in questa epica impresa da Gordon, dal soldato semplice dell’esercito scozzese Stephen Collie e dallo stesso Martyn (regista). “Make It To Munich” è una storia edificante sulla forza di volontà umana, l’ingegno scientifico e la discutibile saggezza di girare un film con una mano mentre l’altra afferra il manubrio per una pedalata di 1200 chilometri.

Live in live

Live in live

Live in Live è un dramma psicologico espressionista postmoderno che fonde romanticismo e realismo, esplorando il conflitto interiore di un uomo intrappolato nelle conseguenze di un evento traumatico, tormentato dal senso di colpa e dal peso delle proprie emozioni.

Kyi Thar, un uomo sulla trentina, lavora come mascotte per un marchio. Soffre di un complesso disturbo da stress post-traumatico (DPTS) in seguito al suicidio dell’amata moglie, che si è tolta la vita a causa delle molestie subite da una gang online di Kyar Phyant. Il trauma di questa perdita ha costretto Kyi Thar a una routine ripetitiva e monotona, intrappolato in un circolo vizioso di auto-colpevolizzazione e intorpidimento emotivo.

Il film segue tre giorni della vita di Kyi Thar, mentre cerca di liberarsi da questo circolo vizioso. Il primo giorno, si sveglia tardi, turbato da un vivido sogno del suicidio della moglie. Trascorre la sua routine mattutina, cercando di sfuggire alla presenza inquietante del suo “altro sé”, una manifestazione del suo senso di colpa che lo incolpa costantemente per le sue azioni passate. Il suo altro sé riappare, mostrandogli una foto di sua moglie, intensificando i suoi sentimenti di vergogna. Cerca di scacciare questi sentimenti mentre si dirige al lavoro. Alla stazione, il treno è in ritardo, come al solito. Il suo altro sé riappare, criticandolo per non aver preso l’autobus. Kyi Thar riceve poi una telefonata da sua madre, che lo informa che suo padre è in condizioni critiche e ha bisogno di soldi entro due giorni per le cure. In caso contrario, suo padre morirà.

Quando arriva al lavoro, il suo responsabile lo rimprovera per il ritardo, impedendogli di chiedere l’aiuto finanziario di cui ha bisogno per suo padre, che è in condizioni critiche. Al centro commerciale, Kyi Thar si esibisce in un costume da rana come mascotte, ballando per il pubblico. Prende in giro un bambino con del cibo, ma il bambino inizia a soffocare. Kyi Thar si blocca, paralizzato dalla paura, ma un passante interviene e salva il bambino. L’evento lascia Kyi Thar con un opprimente senso di colpa. Più tardi, mentre torna a casa, riflette sulla giornata trascorsa, rendendosi conto di essere intrappolato in un loop infinito, desiderando disperatamente una via di fuga dal suo dolore.

La Voce e il Volto

La Voce e il Volto

Lo sapete che voce ha il terremoto? Che volto ha il terremoto?
Sara lo può ancora sentire tremare dentro di sé.
Lo sapete che voce ha il bullismo? Che volto ha il bullismo?
Sara lo sa, porta fuori e dentro di sé le ferite e le cicatrici di una adolescente fragile e coraggiosa che sta diventando donna.
Lo sapete che voce ha la Sibilla? Lo sapete che volto ha la Sibilla?
Non ci crederete, ma Sara lo sa!
Il regista Gabriele Ogiva realizza un ritratto dolce amaro di una ragazzina di 15 anni che si trova ad affrontare le avversità della vita.
Sara ce la farà, realizzando il sogno della sua vita.
Chi l’ha salvata? Le medicine, gli psicologi, gli strizzacervelli?
No! Un punto e virgola che porta sul suo polso sinistro.

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